speciality_conservativa Fig. 21 Fig. 22 Fig. 23 Fig. 24 Fig. 21_Si noti la formazione di placca e residui calcificati al disotto del provvisorio, attribuibili a difetti di chiusura marginali di quest’ultimo. Fig. 22_Decontaminazione delle superfici deputate all’adesione tramite “Air Polishing” effettuato con polveri a base di glicina. Fig. 23_“Mordenzatura detersiva” per 10”. Fig. 24_Riapplicazione del bonding non polimerizzato. Fig. 25_Fase di “Fitting” manuale, si noti l’aumento di scorrevolezza del composito ottenuta per riscaldamento della massa. Fig. 26_Completamento dell’allocamento tramite punta subsonica. velocizza e tende a migliorare la dinamica di polimerizzazione che la massa dovrà subire). L’intarsio è stato quindi posizionato in cavità e tramite un compressore sferico si è esercitata una pressione media, costante e progressiva, in modo da evitare la formazione di bolle e consentire la fuoriuscita degli eccessi di composito (Fig. 25). Alla rimozione grossolana dei debordi di composito effettuata con la punta di uno specillo, è seguito il completamento del “fitting” del manufatto tramite punta in “pec” da cementazione ad attivazione subsonica (6000 Hz) (Fig. 26). La rimozione degli eccessi interprossimali è avvenuta con filo cerato, avendo cura di stabilizzare il manufatto durante questa fase per evitare dislocazioni accidentali (Fig. 27). La polimerizzazione a “quattro versanti” (VP-OD-OM) è avvenuta con lampada poliled ad alta intensità di emissione (1200 mW) per 60’’ a versante (Fig. 28). Un’ulteriore polimerizzazione è stata effettuata sotto gel di glicerina per 30’’ (2000 mW/ cm2) a versante (per prevenire l’inibizione della polimerizzazione della resina indotta dall’ossigeno; questo passaggio è necessario per migliorare significativamente l’adattamento marginale e prevenire una rapida degradazione dell’interfaccia adesiva) (Fig. 29). Rimosse le ulteriori eccedenze di composito con uno scaler, prestando molta attenzione a non interessare con questa azione i margini del restauro, sono stati applicati due anelli divaricatori, uno mesiale e uno distale (lasciati agire 3/4 min.) che, separando il manufatto ormai cementato dai denti adiacenti, agevolano notevolmente le manovre di finitura interprossimale senza il rischio di affievolire il punto di contatto interprossimale. La rifinitura interprossimale è stata effettuata tramite l’uso di manipolo a movimenti alternati sul quale venivano montate lime a granulometria decrementante (fino a 20 µ) (Fig. 30), e perfezionata poi con strisce abrasive a granulometria decrescente (Fig. 32), mentre quella vestibolo/palatale è stata realizzata con dischetti diamantati, anch’essi con granulometria decrescente (Fig. 31). Fig. 25 Fig. 26 cosmetic dentistry 1_2010 15