4 Clinica & Pratica Italian Edition Anno IV n. 1 - Marzo 2010 Tecnica linguale con attacchi 2D self ligating: una nuova metodica semplificata Andrea rizzacasa*, Elisabetta Bassetti**, Mauro Fadda*, Vincenzo Piras*** *Odontoiatra specialista in Ortognatodonzia **Odontoiatra specializzanda in Ortognatodonzia ***Direttore della Scuola di Specializzazione in Ortognatodonzia, Università degli Studi di Cagliari Introduzione Lo sviluppo di tecniche ortodontiche associato a un notevole sviluppo tecnologico dei materiali ha portato a raggiungere in ortodonzia degli eccezionali standard di qualità. Infatti non ci sono limiti per soluzioni di qualunque tipo di malocclusione siano esse dentali o scheletriche. Le Industrie produttrici hanno cercato di migliorare l’aspetto estetico delle apparecchiature, riducendo le dimensioni dei bracket, usando come materiali la ceramica o le resine composite, anche se i risultati non possono essere considerati completamente soddisfacenti. L’ortodonzia linguale o invisibile è l’unica che non provoca un disagio estetico al paziente. Però, dopo questa prima fase di entusiasmo, la tecnica linguale ha conosciuto un periodo di involuzione dovuto probabilmente ai problemi che si presentarono con i primi tentativi, e in parte a un uso sbagliato: molti ortodontisti consideravano differente solo la posizione dei bracket e non valutarono il differente approccio manuale e mentale che il sistema richiedeva. Questi risultati scoraggiarono molti ortodontisti e ciò aiutò il diffondersi dell’opinione che i risultati ottenuti con la tecnica linguale non fossero paragonabili a quelli ottenuti con la tecnica vestibolare. Se da un lato questa opinione è ovviamente da considerarsi errata, dall’altro non bisogna sottovalutare la richiesta di una parte di operatori ortodontici (vuoi magari anche meno esperti o con minor ambizioni terapeutiche) di utilizzare un sistema linguale più semplice che permettesse almeno di trattare i casi più facili. Sono molti i potenziali pazienti che sarebbero disposti a correggere degli inestetismi dentali, anche se piccoli, a condizione di non dover subire un trattamento classico vestibolare. Molti di essi potrebbero avere anche dei problemi occlusali, ma la loro attenzione sarebbe ancora focalizzata su piccoli disallineamenti socialmente visibili che sono il principale motivo della loro insoddisfazione. Questi pazienti, che saranno sempre più in aumento, vorrebbero dei trattamenti semplici, veloci, invisibili, se possibile senza alcun disconfort, e mai sarebbero disposti ad avere attacchi vestibolari. Da qualche anno sul mercato le aziende ortodontiche e in particolare una, la Forestadent, ha prodotto degli attacchi linguali molto piatti, con un profilo molto basso, inizialmente utilizzati per il ritrattamento delle piccole recidive. A breve tempo dalla loro produzione ci si è resi conto che questi attacchi sono molto efficaci per la correzione di af- follamenti anche più che lievi, e che le alette che servono a tenere ingaggiato il filo in realtà si comportano come delle clip passive o attive a seconda del filo che venga posizionato. L’Azienda, senza essersene resa conto, aveva prodotto così un attacco self-ligating linguale a caricamento verticale. Materiali e Metodi Tali attacchi sfruttano gli stessi fili come composizione di quelli utilizzati nelle tecniche vestibolari. Essi si distinguono in 3 grandi categorie: fili in leghe acciaio inox, fili in leghe Nickel titanio, fili in lega Beta titanio. Per ottenere l’allineamento di tutte le superfici vestibolari è necessario utilizzare una particolare forma di arco su cui lavorare: l’arco a fungo. Tale arco, che riprende il modello inventato da Fujita, prevede delle pieghe di 1° ordine con Inset premolare, molare e toe-in a livello dei settimi (Fig. 1). sua flessibilità e la sua capacità di mantenere le pieghe. Tale tecnica linguale semplificata ha la possibilità di ricorrere come le tecniche vestibolari a degli ausiliari di supporto. Tra questi molto comodi sono gli elastici, che vengono usati per trasmettere delle forze da Gli attacchi bidimensionali 2D sono l’evoluzione degli “attacchi Philippe”, ideati dal dottor Philippe e utilizzati inizialmente come contenzione attiva. La Forestadent nel 2006 propose gli attacchi bidimensionali 2D come perfezionamento degli attacchi Philippe. In particolare, le migliorie riguardarono: - la saldatura laser delle alette (20-30 aperture/chiusure senza problemi di dissaldatura); - la base con mesh migliorata per aumentare l’adesione; - la lucidatura a specchio dell’attacco. Essi sono costituiti da una basetta e da 2 clip apribili con una spatolina apposita. Anche i materiali con cui sono costruite le clip sono stati modificati, in modo da permettere una facile apertura e chiusura delle clip stesse. Vi sono quattro forme di attacchi, scelte in base al tipo di malocclusione o al tipo di problema da risolvere. Le tipologie di attacchi sono: Fig. 1 a. gli attacchi standard senza uncino gengivale: servono a risolvere la maggior parte dei casi di affollamento; b. gli attacchi con uncino gengivale: sono utili nei casi in cui si devono utilizzare elastici siano essi verticali, intermascellari e intramascellari, oppure nei casi in cui bisogna ipercorreggere le rotazioni dentali utilizzando la tecnica a lazzo. Infine, possono essere utili per una lieve correzione del torque in un dente o in un piccolo gruppo di denti; c. gli attacchi mono clip: molto utili quando abbiamo dei denti ectopici mal posizionati e in cui risulta difficile, se non impossibile, incollare un attacco gemellare standard. Sono inoltre indicati per i movimenti vestibolo-linguali, ovviamente senza una completa correzione delle rotazioni perché non si riesce a generare una coppia di forze necessaria alla correzione delle rotazioni con una sola clip; d. gli attacchi gemellari larghi: utili quando vogliamo un miglior controllo dell’ancoraggio o delle rotazioni dentali, come nel caso degli incisivi centrali superiori ruotati. Infine possono essere utilizzati per i molari se non si vogliono utilizzare i tubi. Fig. a Fig. b Tali fili di diversa composizione andranno usati con una determinata sequenza: - arco Nickel Titanio .010/.012/.014/.016: sono fili leggeri usati per ottenere l’allineamento ed il livellamento dell’arcata dentale; - arco 0,018 in acciaio o australiano: utilizzato per la chiusura degli spazi o dopo lo stripping o per spazi fino a 5-6 mm. È un arco rigido che in ogni caso permette i movimenti dentali facilmente; - arco 0,016 oppure arco 0,016 x 0,016 in TMA: è l’arco utilizzato in fase di finitura per la alcuni settori differenti delle arcate dentarie. Tali elastici possono essere intrarcata di 1a classe o interarcata di 2a/3a classe. Molto comoda per chiudere i diastemi è la catenella elastica, così come per aprire gli spazi si usano le molle compresse. Si possono inoltre usare dei dispositivi per incrementare l’ancoraggio come la barra transpalatale, le molle di uprighting e i sezionali, anche bondati vestibolarmente, che permettono di esercitare delle forze pesanti in quanto inglobano più denti. oT pagina 5 Fig. c Fig. d Fig. 2 - Caso 1.