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8 Dental Meeting & Congressi Italian Edition Anno VI n. 3 - Marzo 2010 Studiare la storia odontoiatrica perché “all’apice di un dente c’è sempre un uomo” Alla Dental School di Torino si è tenuto, il 13 febbraio scorso, il XII Congresso Sisos (Società Italiana di Storia della Odontostomatologia). Paolo Zampetti, unico docente a Pavia di Storia dell’Odontoiatria, è presidente della Società che si propone “il gravoso onere (e onore) di stimolare sempre più la ricerca storica da parte dei cultori della materia, ma anche di chi pratica la professione in quello spirito. Solo tramite conoscenza, cultura e umanità è possibile, infatti, affrontare qualsiasi ostacolo, professionale e non, con la giusta serenità”. Al termine del Congresso, Zampetti ha risposto ad alcune domande. Come giudica dell’iniziativa? la riuscita Molto positivamente: una risposta di gran lunga superiore alle aspettative. Ai precedenti congressi, gli “addetti ai lavori” o appassionati, erano una ventina o poco più. A Torino si è realizzata la fusione che auspicavo con gli odontoiatri pratici, che lavorano quotidianamente sul paziente. Di qui, il mio grazie va a Giulio Preti e Stefano Carossa, che hanno avuto la sensibilità di capire tale esigenza, ospitandoci in una sede molto prestigiosa. Un grazie anche a Valerio Burello, Conservatore del Museo Storico e anima dell’evento. Con questo Congresso si è verificato il salto di qualità che volevamo. Ha parlato di “riportare l’umanesimo in Medicina orale”. È un concetto molto forte, forse l’obiettivo primario della Sisos. In un mondo dominato dal consumo e profitto, sembra non ci sia spazio per le Scienze umane. In campo odontoiatrico abbiamo assistito, in vent’anni, a un radicale mutamento della concezione clinica, scientifica e culturale. La tecnica, i materiali, la filosofia stessa del dentista hanno assunto una precisione e un grado specialistico, che rischiano di far perder di vista l’essenziale. L’Uomo, nella sua globalità, appare a volte vittima, ed è bene che chiunque si dedichi alla cura abbia ben presente chi ha di fronte. La Storia aiuta ad avere una visione globale delle problematiche: “Attaccato all’apice di un dente c’è sempre un Uomo”, diceva Andrè Marmasse, grande endodontista francese. Spesso tendiamo a dimenticarlo. Ci sono altri modi per farlo? Da anni sostengo che “si comincia dall’inizio”: sembra un gioco di parole, ma è così. Anche a livello universitario ci deve essere un’educazione storica. Nei nuovi corsi di laurea, la Storia della Medicina è presente, non quella dell’Odontoiatria. È già qualcosa, ma non basta, perché quest’ultima ha avuto un suo percorso parallelo che solo rarissime volte si è intersecato. Gli studenti devono sapere chi fece la prima apicectomia, chi formulò la prima teoria della genesi della carie, chi propose l’amalgama dentale. Io, oltre a Pavia, insegno anche al Clid dell’Università “Vita e Salute S. Raffaele” di Milano e “Amedeo Avogadro”. Auspico un insegnamento in vari atenei, per formare anche dal punto di vista umanistico, i futuri dentisti. Al Congresso erano presenti le società consorelle francese e spagnola... Fatto molto positivo. Abbiamo deciso di fondare una Federazione Europea di Storia dell’Odontoiatria, con definitiva consacrazione in un Congresso internazionale, che si terrà a Lione nel 2013. Quali i programmi della Sisos? L’istituzione di un museo virtuale da inserire sul sito, con le collezioni dei musei di Torino, Pavia e della Fondazione Castagnola di Pistoia, di cui è custode Nicola Perrin. Sono in arrivo alcune monografie: una Storia dell’Implantologia, una dell’Endodonzia, un’altra della Legislazione odontoiatrica e una sulla Normativa odontoiatrica, inserita in un più vasto progetto nel centenario d’istituzione degli Ordini dei medici e odontoiatri, in celebrazione quest’anno. Un lavoro che ci è stato espressamente commissionato e risulterà, ne sono certo, assai stimolante.

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