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Fatti & opinioni Italian Edition 3 Anno IV n. 1 - Marzo 2010 Ricordando Anthony Giannelly, figura ispiratrice della moderna ortodonzia (anche italiana) Il 29 maggio 2009 a Boston morì Anthony Giannelly (nella foto), gran nome dell’Ortodonzia mondiale. Il 27 novembre, a Roma, Damaso Caprioglio ne ha tenuto la commossa commemorazione al Congresso della Società Italiana di Tecnica Bidimensionale, tecnica di cui Giannelly fu fondatore. Nei primi anni ’60 l’Ortodonzia italiana era agli albori. Lo stimolo a creare un’Ortodonzia qualificata avvenne in un incontro di alcuni studiosi italiani al Congresso della Società Europea d’Ortodonzia (Berna, giugno 1964), artefice “Giuse” Cozzani che, il 7 dicembre ’67, con un piccolo gruppo fondò il Giso (Gruppo Italiano di Studio di Ortodonzia) cui mi onoro di far parte. L’anno dopo invitò Tony Gianelly a La Spezia e, come san Paolo a Damasco, fummo folgorati dal suo razionale, perfetto insegnamento. Già allora era esempio di una “Evidence Based in Medicine”, di rigore, metodologia, ricerca biologica e clinica, controlli a lungo termine per validare i risultati. Quando si scriverà la storia dell’Ortodonzia moderna, il valore di Gianelly – cui come pioniere dobbiamo grande riconoscenza – verrà certo confermato. Nel 1971 con Henry Goldman scrisse Biologic basis of Orthodontics, testo fondamentale che traducemmo con pazienza e fatica, e tramite il quale comprendemmo che solo con lo studio delle basi biologiche si potevano capire il meccanismo delle forze, i movimenti che provocavano e l’essenza di quelli ortopedici rispetto agli ortodontici. Dal ’72 “Giuse” pubblicò sotto l’egida del Centro Studi d’Ortodonzia di La Spezia la Collana d’Ortodonzia, di Giannelly, 4 monografie, e gli Schemi sintetici di Ortodonzia, ove si esponeva la filosofia della Scuola di Boston. Grazie a tali pubblicazioni, quasi uniche allora, l’Ortodonzia italiana fece un gigantesco passo avanti. Iniziarono i primi viaggi di studio a Boston in cui, oltre a Giannelly, brillava un altro grande, Norman Cetlin, e quel gruppo di pionieri fu la prima base di diffusione della filosofia. Tony, di cui sottolineerei soprattutto l’humanitas e l’humilitas, trovò in Italia la seconda patria e negli italiani amici cari (come Direttore scientifico del Centro Sirio a Milano, personalmente lo invitai all’inaugurazione nel ’76 e in seguito venne altre 15 volte). Vorrei ora ricordare un bell’episodio che lo riguarda. Cenando in una vecchia trattoria di Lerici, vicino a La Spezia, vide un quadro alla parete con un panorama che lo affascinava e non si stancava di apprezzarlo. Attesi che uscisse e dando una lauta mancia al proprietario, staccai il quadro e lo consegnai a Tony, il quale dimostrò gioia e incredulità: “Tu hai fatto questo per me? Incredibile, in America non sarebbe mai stato possibile!”. Tre anni dopo, a Boston, nel suo ufficio assieme a “Giuse”, guardandoci, ci chiese: “Volete vedere una cosa che ogni giorno mi dà gioia?”. Aprì una porta e dietro, sulla parete, c’era il quadro di Lerici! Quando appresi della sua dipartita, era di venerdì e mi trovavo a Capri, in un meriggio assolato, ai piedi dei celebri Faraglioni. Inviai subito ai soci Sido un messaggio in cui scrissi, tra l’altro, queste parole: “Scrivo questa e-mail dai Faraglioni di Capri… Lasciatemi dire che dell’Ortodonzia moderna, Tony Giannelly è stato uno dei più grandi Faraglioni”. Damaso Caprioglio

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