Second Edition • March 2010 Evoluzioni nel campo della chirurgia orale: l’implantologia computer-assistita Di Massimo Fagnani Medico chirurgo, Specialista in Odontostomatologia La capacità dei moderni impianti osteointegrati di gestire un carico funzionale protesico è supportata da ampia letteratura. Molti odontoiatri hanno quindi inserito nella stesura dei loro piani di trattamento, per riabilitare il cavo orale dei loro pazienti, il ricorso all’implantologia. D’altra parte nel corso degli ultimi anni sono molto cambiate le aspettative dei nostri pazienti. Le richieste dei pazienti sono oggi orientate non solo verso una protesi fissa, ma anche verso una estetica appropriata, verso una diminuzione dei tempi di trattamento, verso il non dover sopportare protesi provvisorie rimovibili o non confortevoli, ma soprattutto verso una mini invasività di tutte la fasi del trattamento stesso. In definitiva, le aspettative dei nostri pazienti sono esageratamente elevate e talvolta non realizzabili. A questa escalation abbiamo contribuito anche noi odontoiatri con pubblicità e messaggi non veritieri o troppo ottimistici, trasformando l’eccezione nella routine, per attirare sempre più pazienti nei nostri studi. Queste richieste della nostra pazientela, come detto troppo elevate, ma pur comprensibili, sono una notevole complicanza per il lavoro dell’odontoiatra e del chirurgo orale. Molti “casi” si impongono fin dall’inizio come una sfida clinica per tutto il team odontoiatrico. La richiesta di avere nel cavo orale unicamente protesi di tipo “fisso” è forse, tra quelle sopra menzionate, la più semplice da esaudire ed è dipendente unicamente dai tempi e dai costi. Il ricorso a implantoprotesi fisse in metallo ceramica o a protesi ibride del tipo “Toronto Bridge” riesce a garantire alla maggior parte dei pazienti una estetica e una funzione accettabile, anche se talvolta si deve ricorrere a interventi di ricostruzione ossea dove l’atrofia ossea non permette l’inserimento di impianti tout court. Infatti, la volumetria ossea e una corretta architettura dei tessuti molli deve essere accuratamente valutata e, nel caso, corretta tramite innesti ossei o muco-gengivali o interventi di rigenerazione ossea prima, durante o dopo il posizionamento implantare. In alternativa si può ricorrere a frange di resina rosa che possa simulare i tessuti persi con la perdita degli elementi dentali, ma di questo bisogna informare preventivamente i nostri pazienti per non trovarsi a spiacevoli discussioni al termine del nostro lavoro. Esempio di trattamento di atrofia ossea della premaxilla (Figg. 1-6). Esempio di trattamento di atrofia ossea mascellare posteriore (Figg. 7-13): Fig. 7 - Tac pre-operatoria Fig. 8 - Tac pre-operatoria. Fig. 1 - Situazione clinica iniziale. Fig. 2 - Atrofia della pre-maxilla. Fig. 9 - Rialzo seno mascellare dx. Fig. 3 - Fissazione innesti. Fig. 4 - Riapertura. Cresta di Classe A. Fig. 5 - Posizionamento impianti. Fig. 6 - Il caso finito. Fig. 10 - Innesti ossei “fissati” con viti.