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Fatti & Opinioni Italian Edition IT 3 Anno IV n. 1 - Marzo 2010 solidati seppur un po’ datati? pagina 2 Del resto l’obiettivo, all’inizio dell’era dell’osteointegrazione, era quello di produrre la ritenzione protesica. Così facendo, però, gli impianti inseriti creavano spesso grossi complicazioni a chi doveva costruire una restaurazione protesica per risolvere anche i problemi estetici e fonetici del paziente. Non di rado, i protesisti e i loro odontotecnici dovevano spiegare ai pazienti perché il risultato finale non era conforme alle aspettative. Ecco perché, tornando a questo programma, abbiamo ritenuto fondamentale che a discutere siano tutti i soggetti implicati nella terapia, compreso l’odontotecnico che dovrà costruire il dispositivo protesico e, naturalmente, il paziente, di cui spesso si dimentica il ruolo e che “paga” più di tutti per gli eventuali deficit progettuali e/o esecutivi. Decisamente innovativo il pomeriggio del venerdì dedicato al contradditorio, industria e professione, appunto, sulle tecniche di pianificazione chirurgiche e protesiche. Da dove nasce l’idea e quale la mission? Benché sofisticata e indubbiamente utile, nessuna nuova tecnologia potrà sostituire la cultura, il sapere e il saper fare dell’uomo, almeno non per i prossimi anni… La protesi è ancora realizzata senza tecnologia digitale, sebbene costituisca un mezzo per conciliare la necessità di contrarre costi e tempi di laboratorio, e dall’altro consenta di raggiungere uno standard qualitativo medio-alto e un controllo qualitativo industriale non ottenibile nei laboratori artigiani. Il futuro vedrà l’affermar- si delle tecnologie CAD-CAM nella pratica odontoiatrica e sarà compito di chi, come l’Aiop, ha responsabilità formative, acquisire e diffondere conoscenze e informazioni sulle nuove tecnologie in modo che clinici e tecnici le possano “gestire” più opportunamente e non “esserne gestiti”. L’interfacciarsi costruttivo con le industrie potrà evitare che clinici e odontotecnici divengano il braccio esecutivo di una struttura progettuale esterna. Ricordiamoci sempre che il “datato”, in termini di tecniche e materiali, costituisce il gold standard cui tutto il “nuovo” deve paragonarsi per potere, a sua volta, esser considerato affidabile. Cosa si aspetta da questo evento e quale contributo desiderate apportare in questa difficile fase dell’odontoiatria e della professione medica? Credo fermamente che le novità inserite in programma e il format realmente interattivo serviranno a dare ai partecipanti un’effettiva sintesi di quello che oggi è lo stato dell’arte in implanto-protesi. Le domande poste dai partecipanti al Congresso alle quali, per motivi di tempo, i relatori non potranno rispondere durante le tavole rotonde, verranno evase pubblicandole con le relative risposte sul nostro sito: www.aiop.com.I contributi che perseguiamo sono: favorire l’evoluzione nelle discipline odontoiatriche attraverso la reiterazione di programmi in cui l’approccio multidisciplinare consenta il confronto fra esperti riconosciuti; un’attiva trasmissione di informazioni utili a innalzare gli standard cognitivi e professionali delle varie figure del comparto e, nel contempo, dare ai professionisti di base la sintesi dello stato dell’arte. Ci allacciamo alla domanda precedente: in quale modo le nuove tecnologie diagnostiche e operative migliorano la coerenza tra il progetto protesico “ideale” e i risultati finali? In un’epoca nella quale la specializzazione clinica e tecnica è ai massimi livelli, con industria e tecnologie avanzate ormai interlocutrici quotidiane, è fondamentale che gli opinion leader delle diverse scuole dialoghino apertamente, confrontandosi sulle problematiche quotidiane cercando, nel mare magnum di novità reali o “ipotetiche”, di stabilire punti comuni in base ai quali impostare i trattamenti. La “mission” è fornire ai partecipanti la disamina accurata e una sintesi aggiornata e super partes dello stato dell’arte in implantoprotesi. Fornirà (o raffinerà) le conoscenze per affrontare con serenità le scelte da effettuare giornalmente nell’interesse del paziente. (Barone) Nelle tavole rotonde si vede sempre la presenza del paziente, come protagonista e “relatore”. Nelle terapie chirurgiche finora è sempre stato “in balia” del chirurgo, dovendosi affidare tradizionalmente alla competenza presunta del medico. Oggi che cosa sta cambiando? A essere onesti, il paziente è stato per molto tempo in balia del dentista in genere. Oggigiorno, penso seriamente che i ruoli in parte si siano invertiti. In ogni caso dobbiamo focalizzare l’interesse sul paziente e su quello che percepisce come successo. L’idea di Calesini di inserirlo come voce indipendente nel contraddittorio tra le figure del team odontoiatrico è stata accolta come un’effervescente novità in campo congressuale. L’iniziativa riserverà grandi sorprese ai clinici impegnati ogni giorno alla poltrona. (Calesini) Il sabato è più dedicato al manufatto protesico e all’applicazione di nuove tecnologie, sempre osservando vantaggi e svantaggi. Dunque il nuovo non cancella l’utilizzo di procedure e materiali già con-

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