4 Speciale donne e professione Italian Edition Anno IV n. 1 - Marzo 2010 Donne, l’anello mancante in odontoiatria un club esclusivamente coniugato al maschile Sono appena tornata dal Greater New York Dental Meeting, dove ho potuto condurre una serie di interviste ai ben noti opinion leader in odontoiatria. Quel che più mi ha colpito del Convegno è stato che solo 1 su 30 professionisti che ha parlato era una donna. È triste che l’odontoiatria, rispetto ad altri settori della medicina, sia una professione ancora prevalentemente maschile. Ci sono eccezioni, naturalmente, come Catrise Austin, dentista di New York, che ho incontrato di recente sulla sua decisione di offrire gratuitamente il test Hiv ai suoi pazienti. O Chen Bo da Pechino [vedi intervista a pag. 5, NdR], incontrata in occasione del Convegno del P-I Brånemark in Svezia, in cui ha presentato una ricerca sul grado di soddisfazione dei pazienti nella ricostruzione del viso e in quella oro-facciale. Purtroppo, anche se di grandi dimensioni in termini di impatto, queste iniziative e idee di solito non hanno il riconoscimento che meritano. Tuttavia, questi esempi dimostrano che spesso le donne tendono a sviluppare soluzioni socialmente applicabili, vantaggiose per la società, come conferma un recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nella ricerca dedicata alle “Donne e la salute”, la questione è stata sollevata anche perché le donne hanno in genere il merito di lavorare molto per l’assistenza sanitaria senza chiedere quasi nulla in cambio. Potrebbe essere giunto il momento che le donne, specie quelle che lavorano nelle professioni mediche e dentistiche, intensifichino e facciano sentire il loro messaggio. Il che non può avvenire dall’oggi al domani, ma con un maggior numero di donne impegnate e un numero di attribuzioni ad alte cariche politiche ed economiche. Sarà allora difficile che l’odontoiatria mantenga per molto tempo ancora il proprio status di “club maschile”. Mi auguro vivamente che al prossimo incontro a New York, a prendere la parola ci sia una rappresentanza maggiore di dentisti al femminile. Claudia Salwiczek, DTI “Stupefacente poter riabilitare i pazienti utilizzando pilastri artificiali autonomi” Donne alle prese con l’implantologia, specialità tradizionalmente maschile In accordo con le due società scientifiche Sio e Sicoi, nelle persone dei loro presidenti Luongo e Cornelini, purtroppo oggi non più con noi, e successivamente Barone, Implant Tribune ha posto alcune domande a due implantologhe, per conoscere la loro opinione riguardo il ruolo della donna all’interno di una disciplina da sempre considerata “tipicamente maschile”. Claudia Carolina Lenzi esercita la libera professione a Bologna, Imola e Maria Pia Mottola esercita la libera professione in Novara e in Piacenza, dedicandosi prevalentemente a riabilitazioni implanto-protesiche e alla parodontologia. Relatrice in corsi di aggiornamento in materia implantare organizzati dall’Andi e da aziende leader. S. Maria Maddalena (Ro), dove si occupa prevalentemente della gestione chirurgica e implantologica dei casi. Da molto tempo si dedica all’implantologia? Lenzi: Mi sono laureata in odontoiatria all’Università di Ferrara nel 1998 discutendo la tesi su un protocollo sperimentale di impianto per la distalizzazione dei diatorici in ortodonzia. I primi impianti li ho osservati sui maialini del centro sperimentale e da dieci anni ho iniziato a eseguirli e a seguire corsi di formazione sulle tecniche più moderne. Mottola: All’implantologia e alla chirurgia orale nel 2004, cioè un anno dopo la laurea. Mi interesso invece di parodontologia dal 2006. Che cosa di questa specialità tradizionalmente maschile l’ha appassionata? delle difficoltà nel rapportarsi con una professionista. Ritiene siano opinioni ancora attendibili e qual è l’approccio, secondo la sua esperienza, del paziente? Quali gli svantaggi e quali i punti di forza? L.: Ho sempre ritenuto stupefacente poter riabilitare i pazienti utilizzando pilastri artificiali autonomi, invece di sovraccaricare i denti naturali, offrendogli così la possibilità di avere una dentatura fissa e migliorandone la qualità di vita. La sensibilità femminile mi è stata utile per valutare con maggiore attenzione il non trascurabile aspetto psicologico derivante dalla perdita dei denti. M.: Ho sempre avuto interesse per le discipline chirurgiche, ma la passione è nata dopo un corso di implantologia e dopo aver seguito i primi casi. Ha incontrato delle difficoltà in quanto donna e, se sì, quali? L.: Salvo rari e sporadici casi di diffidenza iniziale dovuti a un antiquato retaggio culturale, ho sempre riscontrato nei pazienti, uomini e donne, fiducia e affidamento nei confronti della figura operativa femminile. Molti, anzi, apprezzano la chirurgia un po’ più addolcita delle mani di una donna. M.: Il rapporto con i pazienti viene creato e coltivato da ognuno, maschio o femmina che sia. Una volta fidelizzato il paziente, questi è guidato fino alla realizzazione del piano di trattamento. Non ritengo importante se le mani che lavorano siano di un uomo o di una donna, purché in grado di svolgere il proprio lavoro: sarà l’operatore a guadagnarsi la fiducia del paziente. Il mondo dell’odontoiatria (e soprattutto dell’implantologia) è sempre stato affidato ai maschi perché, secondo una cultura antiquata, le donne non erano adatte a questa attività troppo “impegnativa”. Solitamente, la figura della donna all’interno della professione medica è stata associato a ruoli meno cruenti. Fortunatamente la mentalità sta cambiando, malgrado sia ancora diffusa l’immagine dell’odontoiatra (soprattutto implantologo) maschio. Alcuni pazienti cui è stato trasmesso questo modo di pensare e concepire la professione sono i soggetti più difficili da trattare, all’inizio. La mia esperienza è ricca di aneddoti: “Ma questo intervento lo farà lei? Non viene il dottore?”. In queste situazioni semplicemente non rispondo, ma lascio che la sicurezza e la competenza professionale prevalgano su tali pregiudizi. Una volta conquistata la fiducia e dimostrato che non conta il sesso ma quel che sai fare, i pazienti apprezzano di essere curati da un medico donna. Si gioca tutto nelle prime sedute con piccole astuzie tipicamente femminili. Quanto ai “punti di forza” delle donne, sono legati a una sensibilità emotiva, a una empatia più sviluppata e a una presenza che incute meno timori e paure. Voi siete socie attive rispettivamente della Sio e della Sicoi. Quale contributo pensate di poter dare a queste prestigiose associazioni? Ritenete che l’integrazione delle professioniste anche nei direttivi delle associazioni scientifiche di implantologia e chirurgia sia importante e quale potrebbe essere il loro apporto? ruoli sempre più di spicco. L’approccio più pratico e meno “politico” delle donne offre, anche nel mondo associativo, un’ottica diversa, in grado di portare alla luce nuove prospettive di ragionamento. M.: Sono socia dall’ottobre 2009, quindi da pochissimo tempo. Spero di poter offrire al più presto un mio contributo seppur piccolo. Sicuramente sin da ora vorrei essere uno stimolo per altre mie colleghe che coltivano le stesse passioni professionali. La presenza in Associazione e nei direttivi è importante o quanto meno giusta. Potrebbe essere un modo per superare più velocemente i pregiudizi che ancora ci accompagnano. Le dentiste italiane sono oltre 12.000 e i neolaureati sono in tutto il mondo, così come in Italia, sempre più donne. Pensa che molte colleghe sceglieranno la sua stessa specialità? L.: Nell’ambito lavorativo aziendale, come in politica, le figure femminili ricoprono L.: No, o almeno non credo maggiori dei colleghi uomini. L’approccio tradizionalmente femminile più empatico e attento all’estetica è, credo, un punto di forza. M.: Ritengo che oggi a una donna sia richiesto un maggior sacrificio per ottenere i medesimi riconoscimenti professionali di un uomo. Questo è ancor più vero in implantologia dove le donne sono ancora poche… Alcuni colleghi, anche di associazioni scientifiche, ritengono ancora che la chirurgia e l’implantologia siano tecniche più conformi alla cultura maschile e che gli stessi pazienti possano avere L.: Perché no? Lo spero, anche se sino ad ora la maggior parte delle colleghe ha scelto altre specializzazioni dell’odontoiatria come l’ortodonzia, la conservativa e l’endodonzia. Ma, come c’è stata una tendenza all’aumento di donne chirurgo, presto anche l’implantologia attirerà sempre più professioniste. Le donne debbono affrontare ruoli finora ritenuti “maschili”. Essere preparate e capaci e donne sono assi nella manica. M.: Mi auguro che sempre più donne scelgano questa disciplina così affascinante ed emozionante. Riusciremo a sfatare il mito della chirurgia “only for men” dimostrando anche in questo campo le nostre capacità. Può una professionista dedicarsi felicemente e con successo all’attività clinica e agli impegni familiari? Oppure, come sostengono molti, questo è ancora un limite per le donne? L.: La capacità di dividersi tra casa e lavoro è ormai parte del Dna di una donna, in qualsiasi ambito lavorativo, anche quando ricopre ruoli di responsabilità. IT pagina 5